Ogni prua ha una storia da raccontare. Ci sono le tante avventure dei marinai che hanno sfidato le onde affidandosi totalmente a quelle robuste chiglie. Arrivando ovunque. Rischiando e pregando. Respirando salsedine e scrutando l’orizzonte. Godendosi, piaccia o no, quell’incomparabile senso di libertà. Ma le navi raccontano anche le tante vite che quei “legni” o “ferri” hanno vissuto solcando i mari dove hanno navigato. Come la nave che vedete in questa foto con il sole che tramonta dietro la città di Trapani. Pensate un po’, di vite questa prua ne ha avute ben tre, abbracciando oltre un secolo di storie di mare. Superando le bombe dei due conflitti mondiali e le tante tempeste dove s’è ritrovata durante i suoi viaggi. Ma alla fine è sempre riuscita ad arrivare in porto. Portando in salvo equipaggi e carico. E quindi il sostentamento per tante famiglie. Quella di questa nave è una storia che inizia nel 1911 ad Hammelwarden, in Germania, dove il 7 settembre venne varato “Meta”, un veliero in ferro lungo 30 metri che venne utilizzato per il trasporto di merci nel mar Baltico e nel mare del Nord. Mari piuttosto tempestosi, sicuramente non facili da navigare. Il veliero è la nave gemella delle celebre “Eye of the wind”,l’originario “Friedrich”, varato tre mesi prima sempre nei pressi di Brema. Meta, superata indenne la prima guerra mondiale, nel 1920 arrivò in Francia come bottino di guerra. Qui venne istallato il primo motore, ma l’apparato velico rimase inalterato. Negli anni Trenta il veliero in ferro arrivò in Italia, prima a Viareggio e poi a Livorno. Tra i carichi trasportati nelle sue stive c’era il talco sardo ed il marmo di Carrara. “Meta” superò indenne anche la seconda guerra mondiale e negli anni 50 venne trasformata definitivamente in moto nave: l’apparato velico andò via, venne messo un motore nuovo e realizzate le strutture per le cabine ed il ponte di comando. Meta fu ribattezzata Onice, prendendo la forma di una modera nave da carico, trasportando merci di ogni genere e tipo. Negli ultimi anni faceva da spola tra Sicilia e l’isola di Pantelleria per trasportare bombole. Alla fine venne lasciata in disarmo nelle banchine di Ronciglio del porto di Trapani, dove restò in condizioni di abbandono fino a quando, nel 2016, passa ad una compagnia di navigazione di nuova costituzione, che diventa proprietaria della nave con l’obiettivo di recuperarla, ripristinando lo scafo. La sfida è ambiziosa: fare tornare a navigare l’ex Meta e l’ex Onice a vela, in un progetto di navigazione sostenibile. La nave viene cosi disincagliata, tirata in secco, ripulita e rimessa a nuovo. Riprendendo le sue originarie forme di veliero. I lavori, a Trapani, vanno avanti per tre anni. L’imbarcazione viene ribattezzata “Brigantes” e dopo tre anni di lavori, fatti del cantiere Daromarci di Trapani, a fine maggio torna in acqua. Con tanto di cerimonia di varo e bottiglia augurale lanciata per rompersi a prua. A primo colpo. Sicuramente di buon auspicio per il “Brigantes”, che a questo punto si appresta a rivivere la sua terza vita. Che partirà proprio dal porto di Trapani non appena saranno ultimati i lavori, si pensa entro il 2020. Dopodiché tornerà a veleggiare, navigando tra le Americhe ed il mar Mediterraneo trasportando merci come caffè, fave di cacao, rum e quant’altro. Ad emissioni zero nell’ambito del progetto della “Sail Cargo Alliance”. Con l’occhio ben rivolto ad un’etica comune ed a valori condivisi, promuovendo una vera cultura ecologica per il trasporto navale. Dando un messaggio chiaro in materia di sostenibilità e difesa dell’ambiente. Andando a vela. E quindi non inquinando. La sfida è di quelle che fanno sognare. Accendendo la speranza per un mondo migliore. Sicuramente il viaggio più importante che l’antico veliero, con i suoi 108 di storia, si appresta ad intraprendere. Alla via così, avanti, adagio…