Il “passo indietro” è una cosa semplice, così semplice che tutti sanno immediatamente se sono a favore o contro. Emotivamente. Paura o nostalgia, cosa è più forte? Desiderio dei “bei vecchi tempi”  o paura del Medioevo – o addirittura dell’età della pietra?

Penso che nessuno sia così sciocco da credere che si possa tornare davvero indietro. Ma che fare se senti profondamente che un limite è stato pericolosamente superato, un limite che non puoi nemmeno nominare, ne localizzare, ma oltre il quale la vita e persino la sopravvivenza sono minacciate sempre di più?

Gli apologisti del progresso, in modo particolare quello tecnologico, non gradiranno sentirlo, ma questa sensazione si sta diffondendo a macchia d´olio in giro, in modo ancora inarticolato forse, ma non per questo rendendo incapaci di agire. Non vedo infatti un “manifesto”, non una “charta”, solo gente là fuori che cambia semplicemente rotta. Anche il Brigantes lo fa, si aggrega ad altri che lo fanno, non solo a navi come Tres Hombres o Avontuur, ma a molti piccoli e grandi protagonisti lungo quella fantastica catena di approvvigionamento che tanto ci addolcisce e arricchisce la vita.

Il nostro agire, che si voglia o no, diventa così politico, ed è forse la unica vera azione politica che ognuno di noi può fare.